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Latitante di San Luca arrestato, è l'armiere dei Pelle-Vottari

Catturato Antonioli, l’armiere delle cosca Pelle Vottari. Da lui i mitra per la strage di Duisburg

12 ago 08 Un canale romano-bosniaco per l'approvvigionamento di armi, in particolare mitra kalashnikov, da parte della cosca Pelle-Vottari di San Luca da utilizzare contro i Nirta-Stragio. E' quello che sarebbe stato gestito da Gianfranco Antonioli, di 50 anni, arrestato ad Aprilia (Latina) dalla Squadra mobile di Reggio Calabria, in collaborazione con quella di Roma, dopo una latitanza protrattasi per quasi un anno. Antonioli, infatti, era ricercato dal 30 agosto dello scorso anno giorno in cui scattò l'operazione Fehida che portò all'arresto di una cinquantina di persone coinvolte nella faida di San Luca. L'operazione fu la prima risposta dello Stato dopo la strage di Duisburg, accaduta il giorno di Ferragosto dello scorso anno, in cui un commando armato di mitra e composto da almeno quattro persone, appartenenti, secondo l'ipotesi accusatoria, alla cosca Nirta-Strangio, sterminò, all'uscita da un ristorante, sei affiliati alla cosca Pelle-Vottari . Antonioli avrebbe svolto un ruolo significativo nell'ambito dello scontro tra le due cosche. L'accusa nei suoi confronti, infatti, è di avere rifornito di mitra il gruppo Pelle-Vottari, preoccupato di una possibile reazione di Giovanni Luca Nirta dopo che il giorno di Natale del 2006 gli venne uccisa la moglie, Maria Strangio, in un agguato il cui vero obiettivo era lui. L'agguato in cui fu assassinata Maria Strangio provocò, il 4 gennaio successivo, l'uccisione del pastore Bruno Pizzata, di 59 anni, legato, secondo gli investigatori, al gruppo Pelle-Vottari. Ma la vera risposta all'uccisione di Maria Strangio, devastante e precisa, fu la strage di Duisburg, una delle vittime della quale fu Marco Marmo, che sarebbe stato uno dei componenti più attivi del gruppo Pelle-Vottari nella ricerca di armi da utilizzare contro la cosca avversaria. Dall'indagine della Squadra mobile emergono anche i presunti rapporti di Antonioli con il terrorismo bosniaco. A fornire al latitante i mitra che poi "passava" ai Pelle-Vottari, infatti, sarebbe stato Elvire Marmarac, esponente di un gruppo criminale bosniaco e quindi in grado di movimentare un consistente volume di armi. L'arresto di Gianfranco Antonioli segue di pochi giorni quello di Paolo Nirta, indicato dagli investigatori come il reggente dell'omonima cosca, bloccato dai carabinieri il 7 agosto in una vecchia casa di San Luca. Al Capo della Polizia, Antonio Manganelli, per l'arresto di Gianfranco Antonioli sono giunti i complimenti del Ministro dell'Interno, Roberto Maroni, secondo il quale l'operazione "testimonia ancora una volta l'impegno incessante delle forze dell'ordine nella lotta alla criminalità organizzata".

I complimenti del Ministro Maroni. Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, si è complimentato con il capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli, per l'operazione condotta dalle Squadre Mobili di Reggio Calabria e di Roma, che ha portato all'arresto ad Aprilia (Latina), del pericoloso latitante Gianfranco Antonioli. L'arresto di Antonioli, osserva il Viminale, "considerato 'l'armieré della cosca di San Luca, cade ad una anno dalla strage di Duisburg e testimonia ancora una volta l'impegno incessante delle forze dell'ordine nella lotta alla criminalità organizzata".

Nitto Palma “Importante cattura”. Il sottosegretario all'Interno, Francesco Nitto Palma, ha visitato stamani gli uffici della questura di Reggio Calabria dove, incontrando i funzionari ed il personale anche delle specialità della polizia di stato, si è complimentato con gli investigatori per la cattura del latitante ricercato nell'ambito dell'operazione fehida. Il sottosegretario - è scritto in una nota - ha voluto porgere un saluto agli operatori che nel periodo di ferragosto assicureranno il loro impegno al servizio della cittadinanza. Il questore, Santi Giuffré, nel dare il benvenuto al senatore Palma, ha evidenziato "il particolare impegno richiesto alla polizia di stato e, più in generale, alle forze dell'ordine in provincia di Reggio Calabria", ringraziando il sottosegretario per la sua attenzione.

Versosud “Non causale l’arresto ad Aprilia”. L'arresto di Gianfranco Antonioli "non è casuale ed è il frutto di accurate indagini delle forze dell'ordine e un altro colpo inferto alla 'ndrangheta, visti i collegamenti di Antonioli con Elvire Marmarac, bosniaco, con il quale aveva scambi di armi e soldi che finivano nelle mani della 'ndrina Pelle-Vottari, contrapposta ai Nirta-Strangio da una guerra culminata nella strage di Duisburg". Lo spiega Orfeo Notaristefano dell'Associazione 'Verso Sud'. Aprilia, in provincia di Latina, ai confini della provincia di Roma, a forte radicamento di 'ndrangheta, camorra e mafia siciliana e' il posto ideale dove nascondersi, per un latitante del calibro di Antonioli. Verso Sud ricorda che la commissione parlamentare Antimafia, a febbraio 2008 aveva svelato che nel Sud Pontino sono presenti 33 esponenti e famiglie di 'ndrangheta (Alvaro, Avignone, Barbaro, Bellocco, Bruzzaniti, Carelli, Cosoleto, Farao, Franze', Gallace, Mollica, Iamonte, Longo, Mammoliti, Mancuso, Marincola, Metastasio, Morabito, Nava, Nirta, Novella, Palamara, Pesce, Piromalli, Pisano, Rugolo, Ruga, Serpa, Serraino, Tripodo, Versace, Viola, Zagari).

Servizi precedenti

Latitante del clan Pelle Vottari di San Luca arrestato vicino Roma. Era in contatto con un gruppo bosniaco

 

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