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Muore la Sedicenne in coma per un black out elettrico

Federica Monteleone

Federica non c’è più. La disperazione dei genitori che cercano la verità. I compagni la paiangono. I giornalisti le dedicano un premio

26/01 Un viso dolce che mostra tutta la sua voglia di vivere, i suoi sedici anni che ora sorridono solo dal cielo. Federica è volata via senza accorgersene. Addormentata su di un lettino di ospedale per una banalissima appendicite. Un’operazione qualunque, come tante altre, quasi di routine. In sala tutto è pronto per l’operazione. Lo zio ha voluto partecipare per esserle più vicino. Neanche avesse già subdorato in precedenza quanto stava per accadere. Poi un giallo ancora fitto. Va via la luce. Il respiratore automatico rimane spento per oltre dieci minuti. Si cercano i tecnici della corrente. Operazioni di respirazione eseguite a mano. Ma la botat è stata così forte che il suo cuore si è arrestato. Il cervello ha avuto conseguenze importanti. L’irreparabile. Dalla sala operatoria per una semplice appendicectomia di corsa in rianimazione, a oltre 100 chilometri da casa. Senza mai svegliarsi. In un coma irreale. I genitori piangono. La gente, le compagne, i parenti gli amici, chiunque passa dall’Annunziata porta il suo conforto, parole di speranza. Poi quanto di più brutto si potesse pensare, l’irreversibile, un’elettroencefalogramma piatto da il suo ultimo responso. La dolce Federica non ce l’ha fatta a combattere le conseguenze di un operazione che è divenuta un mistero. Quanta leggerezza in una sala operatoria dove ogni strumento ogni mossa hanno importanza “vitale”. Il respiratore, e chissà cos’altro, attaccato alla presa di corrente, senza filtri e senza gruppo elettrogeno arrestano, invece di fargliela continuare, la vita di una ragazza piena di sogni, di energia. Distruggono i sentimenti di una famiglia che in lei riponeva le speranze aveva fatto di tutto per farla crescere in un mondo diverso, migliore. Ma ancora una volta una terra amara di soddisfazioni diventa ancora più amara, schiava di quella che a prima vista sembra improvvisazione e che poi a guardarla meglio diventa qualcosa più triste di una fatalità. Lei che voleva fare la giornalista e raccontare queste tristezze è divenuta vittima delle disgrazie della sua terra. Ma è mai possibile che si possa morire a 16 anni per un “incidente”? E’ mai possibile che chi doveva controllare che la presa fosse al posto giusto ha trascurato un particolare così importante? I se ed i ma affollano la mente di chi cerca la verità. La realtà offusca gli occhi e i sentimenti si abbandonano alle lacrime dei genitori che impotenti perdono quanto di più caro hanno al mondo.
Alle lacrime dei compagni di scuola che pieni di speranza sono venuti a trovarla con regali. Ai medici che hanno cercato di rimediare a quanto la distrazione ha compiuto in maniera così irreparabile. Ai tanti che continuano a chiedersi un perché a sedici anni si possa morire per una presa di corrente…

Federica è morta.

26/01 "Sono sorte complicazioni, Federica non ce l'ha fatta". Così, tra urla di disperazione, il padre di Federica Monteleone ha dato la notizia della morte al suo avvocato. L'encefalogramma della ragazza - ha confermato il direttore generale dell' Azienda ospedaliera di Cosenza, Cesare Pelaia - è piatto. "Non c' è - ha aggiunto Pelaia - una dichiarazione formale di morte perché in casi del genere i medici si riservano alcune ore, faranno eventualmente altri accertamenti, un altro encefalogramma prima di emettere una dichiarazione formale di morte". C' è grande agitazione nell' ospedale di Cosenza dove la notizia che la sedicenne di Vibo non ce l' ha fatta si è diffusa in pochi minuti. Il direttore generale dell' Azienda ospedaliera di Cosenza, Cesare Pelaia, è in contatto continuo con i medici del reparto di rianimazione dell' ospedale dell' Annunziata, dove la giovane è ricoverata da una settimana, dopo essere stata trasferita da Vibo Valentia. "E' in atto un monitoraggio - ha detto Pelaia - ed i sanitari tra alcune ore sottoporranno la ragazza ad un nuovo elettroencefalogramma. Poi, se le cose saranno confermate, interverrà la dichiarazione formale di morte, con tutto quello che ne potrebbe conseguire, in vari ambiti".

Avviata l’osservazione di legge: è di sei ore

26/01 Dopo l'accertamento di encefalogramma piatto per la sedicenne Federica, i medici del reparto di rianimazione dell'ospedale di Cosenza hanno avviato le sei ore di osservazione previste per legge. In questo lasso di tempo saranno monitorate tutte le funzioni della ragazza. Nel caso in cui nelle sei ore dovesse esserci anche un pur minimo segno di ripresa scatterà un altro periodo di osservazione di altre sei ore, altrimenti verrà dichiarata la morte cerebrale.

Il legale: Nessun espianto, c’è un inchiesta

26/01 "Non so se i genitori hanno autorizzato l'espianto, ma credo che ci sia un problema. Non penso che l'espianto si possa fare, c'é un indagine in corso per accertare eventuali responsabilità sull'entrata in coma di Federica e gli organi potrebbero essere importanti per l'accertamento della verità". A dirlo è stato l'avv. Enzo Cantafio, legale della famiglia di Federica Monteleone.

Lacrime e scene di disperazione tra i compagni di scuola

26/06 I compagni di classe di Federica hanno appreso la notizia che la loro compagna non ce l'ha fatta direttamente nell'ospedale di Cosenza e si sono lasciati andare a scene di disperazione con pianti ed urla fuori dal reparto di rianimazione. I ragazzi della seconda F del liceo scientifico Giuseppe Berto di Vibo Valentia, infatti, proprio stamani, si sono recati in pullman a Cosenza per andare a visitare la loro amica ed erano già in ospedale quando i medici hanno comunicato ai genitori che l'encefalogramma della giovane era piatto e che le speranze, ormai, sono praticamente nulle. Dopo avere appreso la notizia, i ragazzi sono usciti piangendo dal reparto, abbracciandosi tra loro per cercare di darsi forza.Vittoria Saccà, insegnante di lettere della sfortunata Federica, è stata rintracciata mentre in pullman con i ragazzi della classe di Federica, la II F dello Scientifico di Vibo Valentia, stava rientrando a Vibo. Infatti stamattina tutta la classe, accompagnata dalla stessa Saccà, dal preside Fiorenzo Restuccia e dalla professoressa Franca Falduto del Provveditorato agli Studi, si erano recati perché speravano di vedere Federica sia pure attraverso il vetro e avevano preparato degli striscioni e degli slogan di incoraggiamento e tanti regali. "Purtroppo - dice la Saccà - siamo ritornati senza poter neanche vedere attraverso il vetro Federica. Abbiamo vissuto questa morte purtroppo in diretta ed stato un momento veramente sconvolgente anche perché avevamo la speranza che potessimo appunto vederla in vita. Purtroppo è volata in cielo. Però lei voleva aspettarci, ha aspettato che noi arrivassimo prima di andarsene. In questo momento stiamo rientrando, non potevamo lasciare disperati i ragazzi che si sono abbandonati in scene di grande disperazione e di pianto e quindi io che ho bisogno di essere confortata sto cercando di confortare gli altri. Hanno pianto e ancora piangono. Avevano portato tanti regalini, tanti striscioni. Io debbo ammirare il coraggio della mamma con la quale stamattina ho parlato: mi ha detto che tutti i regali, tutto quello che avevamo preparato per Federica vorrà averlo lo stesso, di portarglieli poi in un secondo momento perché li vorrà conservare come ricordo"

Il nuovo ospedale di Vibo porti il suo nome

26/01 "L'unica cosa che mi sento di dire è che chiederò che il nuovo ospedale di Vibo che, come discusso con il ministro Turco andremo a realizzare, porti il suo nome". quanto afferma il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero. "Ho sperato e anche pregato per Federica e mi sconvolge, da uomo, da padre di famiglia, apprendere che non ce l'ha fatta. Qualsiasi parola di solidarietà alla famiglia - aggiunge Loiero - rischia di diventare una stonatura in un momento così drammatico ma condivido il dolore degli inconsolabili genitori, del fratellino, dei familiari, degli stessi amici. Con loro, come migliaia di calabresi, ho condiviso la speranza che la ragazza vincesse la battaglia per la vita che stava combattendo da giorni. Nel nome di Federica condurremo una battaglia perché tragedie così non abbiano più a ripetersi".

Loiero e la Lo Moro incontrano i genitori. L’ingresso presidiato dalla polizia

26/01 Il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, accompagnato dall'assessore alla Salute, Doris Lo Moro, è arrivato da pochi minuti nell'ospedale di Cosenza per incontrare i genitori di Federica Monteleone. L'ingresso del pronto soccorso dell'ospedale è presidiato dalle forze della polizia che impedisce l'accesso a giornalisti e cineoperatori. I genitori della ragazza, infatti, hanno chiesto la tutela della privacy. "Ci aiuti a cercare la verità". A dirlo è stato Giuseppe Monteleone, il padre di Federica, incontrando il presidente della Regione, Agazio Loiero, che appena rientrato da Roma è andato nell'ospedale di Cosenza, insieme all'assessore alla Salute, Doris Lo Moro, per incontrare i genitori della sedicenne. Loiero, visibilmente commosso, ha riferito chi ha assistito all'incontro, ha abbracciato il padre della ragazza. "La speranza era che Federica ce la facesse - ha detto all'uomo - adesso le assicuro che ci impegneremo per chiarire quanto accaduto". Poco distante, l'assessore Lo Moro, in lacrime, ha abbracciato la madre di Federica, Maria Sorrentino. Dopo l'incontro, Loiero e la Lo Moro, se ne sono andati da un'uscita secondaria per non incontrare i giornalisti.

Il medico anestesista è distrutto

26/01 "Il dott. Costa è veramente distrutto, così come lo siamo tutte le persone che in questa vicenda hanno svolto più o meno un ruolo". Lo ha detto l'avvocato Michele Pannia, difensore di Francesco Costa, il medico anestesista che ha partecipato all'intervento di appendicite eseguito sabato scorso nell'ospedale di Vibo Valentia nel corso del quale la sedicenne Federica Monteleone, morta stamattina a Cosenza, è entrata in coma. "In questo momento - ha aggiunto l'avvocato Pannia - ci sentiamo vicinissimi ai familiari di Federica. La morte della ragazza ci provoca uno stato di prostrazione. Siamo distrutti e veramente sconcertati. In questo momento l'emozione ed il dolore sono troppo forti e ci impediscono di aggiungere altro".

Dall’AS di Vibo nessun commento

26/01 Silenzio da parte dell' azienda sanitaria di Vibo Valentia sulle notizie che giungono da Cosenza su Federica. "E' il momento del silenzio e del rispetto di fronte al grave dolore che ha colpito la famiglia di Federica Monteleone", ha detto il direttore generale dell' Asl, Francesco Talarico. . "Ci associamo al dolore della famiglia - ha aggiunto Talarico - esprimendo il nostro profondo cordoglio a nome degli operatori tutti"Nell' inchiesta che la procura di Vibo ha avviato sull' episodio sono indagati un medico ed un infermiere dell' ospedale. Ieri è stato interrogato il medico anestesista Francesco Costa, mentre per lunedì era stato fissato l'interrogatorio dell'infermiere Mario Silvestri.

L’Ordine dei giornalisti le intitolerà un premio

26/01 A Federica Monteleone, la sedicenne morta stamattina nell'ospedale di Cosenza, sarà intitolato un premio giornalistico. Lo ha reso noto il presidente dell'Ordine dei giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri, che ha ricordato come "tra i sogni frantumati di Federica c'era anche quello di diventare giornalista, una professione alla quale la ragazza, nella visione romantica dei suoi anni, guardava con la passione e l'ingenuità di chi vuole contribuire a cambiare, in meglio, il mondo". "La morte di Federica - ha aggiunto Soluri - è un fatto che sconvolge tutti i calabresi. I motivi che hanno portato alla scomparsa della ragazza sono al vaglio delle competenti autorità e nessuno, oggi, può e deve pensare a facili strumentalizzazioni o ad inopportuni ed anticipati giudizi. Resta il profondo dolore per la morte di una ragazza che, nel fiore degli anni, ha visto frantumati tutti i propri sogni da un amaro destino. Ecco perché tutti i giornalisti calabresi sentono come una perdita propria e diretta la morte di Federica, una ragazza brillante ed entusiasta cui solo la giovane età ed il destino crudele hanno impedito di coronare il sogno di entrare formalmente nella nostra 'famiglia'. I giornalisti calabresi, comunque, ricorderanno Federica come una di loro". "Già nella prossima riunione del Consiglio dell'Ordine - ha detto ancora Soluri - porterò la proposta di intitolare a Federica Monteleone un premio giornalistico da assegnare, ogni anno, al più giovane giornalista iscritto all'Albo della Calabria. Sarà un modo per legare il ricordo di Federica ai sogni di tanti giovani che hanno la sua stessa passione per questa nobile e delicata professione. Sappiamo che questo nostro gesto non basterà a restituire Federica ai suoi cari, ma servirà a mantenere vivo in tutti noi, ed in tanti giovani, il ricordo di una ragazza cui colpevoli negligenze o incredibili casualità hanno spezzato la vita. Ai familiari di Federica va il nostro sincero e profondo cordoglio".

 

 

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