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Ospedale killer a Vibo?

 

A Vibo dopo dieci mesi si ripete un dramma, Eva come Federica, a soli 16 anni muore durante un’operazione

05/12 Aveva 16 anni ed e' morta in sala operatoria Eva Ruscio, ricoverata solo lunedi' scorso nell'ospedale di Vibo Valentia per un ascesso alle tonsille. Nello stesso ospedale, meno di un anno fa, era entrata in coma, in seguito ad un black out in sala operatoria, Federica Monteleone, poi deceduta a Cosenza, dove era stata trasferita. Dolore dei familiari, sgomento e incredulita' ma anche necessita' di fare chiarezza: si sono ripetuti come in una sorta di triste flash back, nel presidio ospedaliero di Vibo, le scene che lo scorso gennaio avevano accompagnato il ''calvario'' di Federica. Anche Eva, come Federica, era una studentessa. La ragazza, figlia di Giuseppe, titolare di un'azienda agricola di Polia, viveva con la famiglia, la madre Giovanna Barone e i due fratelli in una frazione rurale. Questa e' la ricostruzione ufficiale cosi' come riferita dai vertici dell'Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia. In ospedale la ragazza era giunta lo scorso lunedi' ed era stata sottoposta a terapia antibiotica. La scorsa notte aveva avvertito dei dolori e respirava male. Era stata sottoposta ad ossigenoterapia e, registrato un miglioramento, il medico di turno aveva disposto un consulto con l'anestesista. Stamattina la situazione e' precipitata e si e' resa necessaria una terapia praticata dall'anestesista. Ma la risposta non e' stata quella che ci si attendeva. La ragazza e' stata predisposta per l'intubazione e la tracheotomia d'urgenza. Ma l'operazione si e' rivelata difficile per la presenza dell'ascesso e di un edema. Dopo vari tentativi si e' tentato un intervento di tracheotomia d'urgenza per via percutanea, ma a quel punto e' sopravvenuto l'arresto cardiaco. Sin qui la ricostruzione ufficiale ma il padre della ragazza accusa i medici. ''Mia figlia era ricoverata da lunedi' scorso, ma i medici - ha sostenuto - non hanno fatto alcun accertamento per capire i motivi dell'infezione che l'aveva colpita alla tonsille. La mia impressione e' che mia figlia, nei due giorni in cui e' stata ricoverata, sia stata trascurata. Perche' non le hanno fatto gli accertamenti clinici che erano necessari e che forse potevano servire a prevenire quanto e' accaduto stamattina? Sicuramente qualcosa e' andato storto e voglio sapere cosa''. La Procura della Repubblica di Vibo ha aperto un'inchiesta. Ovviamente decine e decine le reazioni del mondo politico. Il ministro della Salute, Livia Turco, in accordo col presidente della Regione, Agazio, Loiero, ha disposto un'ispezione nell'ospedale di Vibo Valentia. ''Faremo di tutto - ha detto Loiero, che ha la delega alla Sanita' - perche' su quanto e' accaduto si faccia chiarezza''.

Il decesso avvenuto durante l’intubazione. E' morta mentre le si stava praticando una tracheotomia d'urgenza per via percutanea, in sala operatoria, Eva Ruscio, la sedicenne deceduta stamane nell'ospedale di Vibo Valentia. Il dato è stato riferito nella conferenza stampa convocata nel pomeriggio dai vertici dell'Azienda sanitaria provinciale. La notte scorsa la ragazza, che appena ricoverata nel reparto di Otorinolaringoiatria lo scorso lunedì era stata sottoposta a terapia antibiotica, aveva avvertito dei dolori e respirava male. Era stata sottoposta a ossigenoterapia. Registrato un miglioramento il medico di turno aveva disposto per stamane una consulenza anestesiologica. Intorno alle 8.30, però, la situazione è precipitata e si é resa necessaria una terapia adrenalinica e antiedemigena praticata dall'anestesista con una risposta non pari all'attesa. La ragazza è stata predisposta per l'intubazione oro-tracheale e tracheotomia d'urgenza. Constatata la difficoltà dell'intubazione per la presenza dell'ascesso e di un edema molto forte, dopo vari tentativi si è tentato un intervento di tracheotomia d'urgenza per via percutanea. A quel punto è intervenuto l'arresto cardiaco con la morte della ragazza. "I primi a volere fare chiarezza su quanto accaduto - ha detto il commissario dell'Azienda sanitaria provinciale, Ottavio Bono - sono i medici che hanno operato".

Il padre “I medici l’hanno trascurata”. "Mia figlia era ricoverata da lunedì scorso, ma i medici non hanno fatto alcun accertamento per capire i motivi dell'infezione che l'aveva colpita alla tonsille". Giuseppe Ruscio, padre di Eva, la ragazza di 16 anni morta stamattina nell'ospedale di Vibo Valentia mentre veniva sottoposta a trachetomia, non si dà pace e decide di parlare, accusando i medici che avevano in cura la figlia. "Voglio sapere perché da quando mia figlia era stata ricoverata lunedì scorso - aggiunge Giuseppe Ruscio - non è stato fatto nulla per accertare la natura dell'infezione che l'aveva colpita alle tonsille. Martedì sera la situazione si è aggravata e il gonfiore alla gola è aumentato. Soltanto stamattina i medici hanno deciso di intervenire per toglierle le tonsille. Ma perché, mi chiedo, questo non è stato fatto prima?". "La mia impressione - ha detto ancora il padre di Eva Ruscio - è che mia figlia, nei due giorni in cui è stata ricoverata, sia stata trascurata. Perché non le hanno fatto gli accertamenti clinici che erano necessari e che forse potevano servire a prevenire quanto è accaduto stamattina? Sicuramente qualcosa è andato storto e voglio sapere cosa"
"In questo momento non sono in condizione di dire nulla". Non riesce a dire altro Giuseppe Ruscio, il padre della sedicenne deceduta nell'ospedale di Vibo Valentia mentre veniva sottoposta ad un intervento alle tonsille. "Allo stato davvero - ha aggiunto l'uomo - mi è impossibile anche parlare". Giuseppe Ruscio si trova con i familiari nell'obitorio dell'ospedale "Iazzolino".

La procura di Vibo apre un inchiesta. Un'inchiesta sulla morte di Eva Ruscio, la sedicenne deceduta oggi nell'Ospedale di Vibo Valentia mentre veniva sottoposta ad un intervento alle tonsille, è stata aperta dalla Procura della Repubblica del Tribunale della città calabrese. L'inchiesta è stata affidata ai sostituti procuratori Fabrizio Garofano e Simona Cangiano.

Sequestrata la sala operatoria. Nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Eva Ruscio è stato disposto il sequestro della sala operatoria dell'ospedale di Vibo Valentia in cui è avvenuto il decesso della giovane. I magistrati hanno anche ascoltato i medici e il personale in servizio nel reparto operatorio.

L’attenzione del Prefetto. ''Attendo l'esito dell'inchiesta sulla morte di Eva Ruscio e seguo con molta attenzione l'evoluzione della vicenda''. Lo ha detto il prefetto di Vibo Valentia, Vincenzo Greco, a conclusione della riunione straordinaria del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica che si e' occupato della morte della sedicenne nell'ospedale di Vibo nel corso di un intervento di tracheotomia. Alla riunione hanno partecipato il commissario straordinario dell'Azienda sanitaria provinciale di Vibo, Ottavio Bono; il vicepresidente della Giunta regionale, Vincenzo Spaziante, il direttore del Dipartimento regionale Tutela della Salute, Domenico Crupi, e Pantaleone Sergi, portavoce del presidente della Regione, Agazio Loiero.

I precedenti casi sospetti di malasanità. Sono oltre trenta i casi di sospetta malasanità verificatisi nel 2007 in Italia dal nord al sud del Paese. Episodi che hanno riguardato anche ospedali considerati modelli di efficienza come il Careggi di Firenze o il Sant'Orsola di Bologna. Ecco un riepilogo di quelli nei quali é più evidente la negligenza o l'errore umano: 25 OTT - Un ragazzo di 12 anni di Scido (Rc) viene ricoverato all'ospedale di Polistena dove rimane ore prima di trovare un mezzo per trasportarlo a Reggio Calabria e sottoporlo ad un intervento chirurgico alla testa. Il ragazzo muore dopo quattro giorni di coma e la magistratura di Palmi apre un'inchiesta. 27 SET - Una donna di 54 anni muore al policlinico Sant'Orsola - Malpighi di Bologna dopo un intervento di asportazione di un rene durante il quale alla paziente erano state attribuite per errore le immagini radiologiche digitali (Uro-Tac) di un'altra paziente, con la stesso cognome. 23 GIU - Una ragazza di 26 anni di La Salute di Livenza (Venezia) entra in coma dopo un intervento alle tonsille all'ospedale di Portogruaro e muore dopo un paio di settimane. 5 GIU - All'ospedale San Paolo di Milano, durante un aborto terapeutico per eliminare un feto malformato in una gravidanza gemellare, è invece soppresso, per errore, quello sano. Poi è stata interrotta anche la gestazione del feto rimasto. 6 MAG - All'ospedale Cardarelli di Napoli un ricoverato di 84 anni muore dopo la caduta da una barella sulla quale era adagiato. Nella caduta avrebbe riportato un trauma cranico e contusioni all'addome. 4 MAG - La morte di un paziente causata da somministrazione di protossito d'azoto invece di ossigeno per errore nell'unità di terapia intensiva coronarica dell'ospedale di Castellaneta (Ta) fa aprire un'indagine su diversi pazienti morti nello stesso reparto negli ultimi giorni. Dagli esami necroscopici, risulta che otto cardiopatici avrebbero respirato protossido di azoto al posto dell'ossigeno. 16 MAR - Un uomo di 65 anni, operato per l'applicazione di tre by-pass, muore all'ospedale Borgo Trento di Verona in seguito ad una trasfusione effettuata con sacche di sangue sbagliate. 20 FEB - Annunciato che qualche giorno prima, all'ospedale fiorentino di Careggi, gli organi espiantati da una donna sieropositiva sono impiantati su tre pazienti per un errore di trascrizione del laboratorio di analisi dell'Azienda Ospedaliero Universitaria di Pisa. 24 GEN - Una donna di Martinsicuro (Te), 70 anni, sofferente di ipertensione, muore a causa di un farmaco che non tollerava, somministratole nell'ospedale di Civitanova Marche nonostante la sostanza fosse indicata nella cartella clinica della paziente. 19 GEN - All'ospedale di Vibo Valentia, una ragazza di 16 anni entra in coma durante un'operazione di appendicectomia, a causa di un black out elettrico in sala operatoria che ha interrotto la respirazione automatica. La ragazza muore dopo una settimana.

Morire d’intervento. Sono morti entrambi dopo interventi chirurgici di routine, il giovane di 22 anni morto a Brescia dopo un intervento alla tiroide e la ragazza di 16 anni morta a Vibo Valentia in seguito a una tracheotomia resa necessaria da un ascesso alle tonsille. Sono, pero', interventi molto diversi. ''Nel caso di Brescia ogni ipotesi puo' essere valida e la morte puo' essere stata la conseguenza di evenienze non prevedibili'', ha osservato il presidente della Societa' internazionale sul risk management in sanita', Quirino Piacevoli. Senza scendere nel dettaglio dei singoli interventi e tenendosi su considerazioni assolutamente generali, Piacevoli osserva che la morte avvenuta in seguito all'intervento alla tiroide potrebbe avere avuto molte cause: dalla tireotossicosi, con una crisi di ipotermia maligna, ad una ripresa degli effetti dei farmaci a base di curaro utilizzati nell'anestesia dovuta a particolare caratteristiche del paziente, o ancora a una situazione cardiovascolare instabile che potrebbe avere causato un arresto cardiaco. Sempre senza scendere nel dettaglio dell'intervento, Piacevoli ha rilevato che il caso della ragazza di Vibo Valentia si presentava fin dall'inizio come ''una situazione estremamente pericolosa a causa della presenza dell'ascesso tonsillare''. Secondo l'esperto, ''in generale la presenza di un ascesso di questo tipo puo' facilmente occludere la visibilita' della trachea'': un problema da non sottovalutare affatto in vista di un'eventuale intubazione. In casi come questi, ha proseguito Piacevoli, di solito si programma una laringoscopia come intervento preventivo e l'intubazione va guidata con l'ausilio di un broncoscopio. L'intervento, ha aggiunto, va eseguito in anestesia locale e il paziente va addormentato solo in seguito. Occorre, insomma, un'organizzazione molto puntuale per evitare che la comparsa dell'ipossia debba imporre una tracheotomia d'urgenza, l'incisione che viene praticata nella trachea per aiutare il paziente a respirare.

Un DDL con norme anti rischi nella sanità. Specifiche unita' per la gestione del rischio nelle asl e negli ospedali, al fine di contrastare e prevenire eventuali errori medici. La misura - sempre piu' attesa anche alla luce degli ultimi casi di sospetta malasanita', che hanno portato oggi alla morte di due giovani in Calabria e Lombardia - e' prevista dal disegno di legge collegato alla Finanziaria 2008, e presentato dal ministro della Salute Livia Turco, per la 'qualita' e la sicurezza del Servizio sanitario nazionale'. Il ddl, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso novembre, prevede infatti l'adozione presso tutte le strutture sanitarie di un ''sistema per la gestione del rischio clinico per la sicurezza dei pazienti, incluso il rischio di infezioni nosocomiali''. Inoltre, Un servizio ad hoc di ''ingegneria clinica'', e' previsto per il controllo e la manutenzione periodica di impianti e apparecchi. La responsabilita' civile per danni causati dal personale sanitario medico e' posta poi anche a carico della struttura stessa ed e' prevista una copertura assicurativa per i medici. In particolare, si legge nell'articolo 18 del ddl (Sicurezza delle cure), ''le Regioni assicurano le condizioni per l'adozione, presso le strutture sanitarie pubbliche e private accreditate del Servizio sanitario nazionale, di un sistema per la gestione del rischio clinico per la sicurezza dei pazienti, incluso il rischio di infezioni nosocomiali, prevedendo l'organizzazione in ogni azienda sanitaria locale, azienda ospedaliera, azienda ospedaliera universitaria, policlinico universitario a gestione diretta e istituto di ricovero e cura a carattere scientifico di diritto pubblico, di una funzione aziendale permanentemente dedicata a tale scopo, nell'ambito delle disponibilità delle risorse aziendali''. I singoli eventi del rischio clinico, si sottolinea inoltre nel provvedimento, e i dati successivamente elaborati, ''sono trattati in forma completamente anonima''

 

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