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Cronaca
Agguato alla nipote del boss "tiradrittu"

 

La nipote del boss Morabito, detto “u tiradrittu” ferita gravemente dal fratello a colpi di pistola.

24/03 Ha un volto e un nome l’uomo che questo pomeriggio ha ferito gravemente a Messina, Bruna Morabito, la nipote di primo grado del boss Giuseppe Morabito, meglio conosciuto come “u tiradrittu”. Si tratta, addirittura, del fratello della vittima, Giovanni (nella foto) , di 24 anni che si è costituito nel primo pomeriggio ai Carabinieri di Reggio Calabria. La donna, che è separata da tre anni dal primo marito, attualmente conviveva con un impiegato civile del ministero dell'Interno in servizio alla questura di Messina dal quale il 12 marzo scorso, cioè appena dodici giorni fa, ha avuto un figlio. Secondo le prime indicazioni, all' origine del gesto vi sarebbe il fatto che Bruna Morabito ha avuto un figlio senza essere sposata. E questo sarebbe il movente “d’onore” che avrebbe mosso il fratello ad agire eseguendo un agguato in piena regola, nel centro della città della stretto, in via Tommaso Cannizzaro in pieno centro a Messina. . La donna, di 32 anni, e' stata attinta da tre colpi di pistola, probabilmente di piccolo calibro, e un proiettile l'ha ferita gravemente alla testa. Sul luogo dell'agguato, l'atrio di un edificio, non sono stati trovati bossoli. I negozi, quando la donna e' stata colpita, erano chiusi ma la zona, che si trova, tra l' Universita', il Tribunale e con molti negozi, era molto trafficata.. Il fratello, Giovanni Morabito, detto ''Ringo'', ha diversi precedenti penali. Il giovane, che abita ad Africo, ha dichiarato ai carabinieri, costituendosi, di avere sparato alla sorella per una ''questione d'onore''. La donna, in particolare, e' la figlia di Rocco Morabito, fratello del boss e gia' noto alle forze dell' ordine. Giuseppe Morabito, considerato uno dei capi della 'ndrangheta in Calabria, e' attualmente detenuto. La Morabito in queste ore viene operata al Policlinico di Messina; le sue condizioni sono molto gravi. Continua così, in un clima surreale, questa settimana di “passione” in cui un omicidio prima, quello del calciatore Cotoneo, e gli arresti del presunto assassino del vicepresidente Fortugno, con la coda di arresti eseguiti ieri, dipingono tutto il panorama calabrese variegato da molteplici interrogativi.

Chi è “U tiradrittu”

24/03 Latitante da dodici anni, Giuseppe Morabito, oggi 72 anni, detto 'u tiradrittu', venne arrestato il 18 febbraio del 2004, quando era considerato unanimemente dagli investigatori il numero uno della 'ndrangheta. Nato il giorno di ferragosto del 1934 nella frazione Casalnuovo di Africo Nuovo, nella Locride, Morabito era affiliato inizialmente alla cosca Morabito-Bruzzaniti-Palamara ed il primo provvedimento di custodia cautelare in carcere che lo riguarda risale proprio al 1992, per associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Da li' in avanti e' stato tutto un susseguirsi di ordinanze di custodia cautelare soprattutto per quanto riguarda il traffico internazionale di sostanze stupefacenti, un settore in cui la 'ndrangheta, come le ultime indagini hanno dimostrato, detiene ormai il controllo assoluto, con collegamenti con i narcotrafficanti colombiani e di altri Paesi latino-americani. Nel 2003 erano stati arrestati il fratello ed il figlio di Giuseppe Morabito, che si chiamano entrambi Giovanni, di 54 e 40 anni, nell' ambito di un' operazione che condusse la Polizia di Milano contro un' organizzazione di trafficanti di droga. Gli investigatori, anche a seguito di diverse rivelazioni fatte da vari pentiti della 'ndrangheta, sono convinti, anche se non sono mai riusciti a provarlo in modo concreto, che Toto' Riina avrebbe trascorso, vestito da prete, un breve periodo della sua lunga latitanza ad Africo, ospite del 'tiradritto'. Che Morabito all' epoca fosse il capo indiscusso della 'ndrangheta, lo confermo' agli inquirenti nel corso del suo primo interrogatorio dopo l' arresto. ''Un'intelligenza superiore alla media'': fu infatti il commento di uno degli inquirenti, ''un soggetto carismatico, capace di imporre la pace nelle faide, di essere arbitro e mediatore, dotato di un'autorevolezza che altri non hanno''. Lo spessore criminale e la capacita' di Giuseppe Morabito di guidare per tanti anni uno dei clan della 'ndrangheta piu' potenti e ramificati in Italia e all'estero emerse in modo prorompente alla fine del 2001 quando nella relazione presentata dalla Direzione distrettuale antimafia, ''u tiradritto'' viene, appunto, indicato come uno dei leader indiscussi della 'ndrangheta che siede ai vertici della nuova struttura piramidale che la mafia calabrese ha mutuato da quella siciliana: la ''Commissione provinciale'' che dirige i tre ''mandamenti'' storici (tirrenico, ionico e Reggio Calabria) che tengono sotto scacco la Calabria. Secondo quanto emerge da decine e decine di indagini compiute dalla Polizia e dai Carabinieri, buona parte del business internazionale di cocaina tra Europa e i colombiani del cartello di Medellin sarebbe passato proprio dalle mani del 'tiradritto'. Il nome di Giuseppe Morabito, inoltre, e' emerso pure ad ottobre del 2000 nel corso di un' inchiesta, sfociata in numerosi arresti (operazione denominata ''Panta Rei''), relativa a quanto sarebbe successo, in fatto di presunti esami comprati e lauree conquistate grazie al patrocinio dei boss, all'interno dell'Universita' di Medicina di Messina. Alla guida del ''locale'' di 'ndrangheta di Africo, Giuseppe Morabito e' approdato alla fine degli anni '80 a seguito di una sanguinosissima guerra di mafia, la cosiddetta ''faida di Motticella'', tra i clan africesi Morabito-Mollica da una parte e Speranza-Palamara-Scriva dall'altra. Nel corso del cruento scontro armato furono piu' di cinquanta le persone ammazzate. A dare la stura alla mattanza fu il contestato e mal digerito - da diversi componenti del clan poi spaccatosi, appunto, in due - sequestro di persona della farmacista di Brancaleone, Concetta Infantino, rapita il 25 gennaio del 1983 e poi liberata dai componenti dell'Anonima senza il pagamento del riscatto. Non mancano anche i risvolti calcistici, che hanno coinvolto uno dei nipoti del boss, l' attaccante del Messina Peppe Sculli. Un altro degli incroci che vedono - dunque - coinvolti la famiglia Morabito e la citta' di Messina.

 

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